Sartoria artigianale
Abiti da sposa
Confezioni

Sartoria Cucciaioni

Arrivo a San Secondo, piccola frazione di Città di Castello, l’appuntamento è in un posto dove il lavoro non si chiama semplicemente lavoro, ma si chiama “mestiere” ed ha a che fare, in modo intimo e sotterraneo, con l’artigianalità, la tradizione e l’arte: sono in sartoria. Ad accogliermi assieme all’ambiente luminoso dominato dalla presenza del classico bancone e dello scaffale ricolmo di tessuti avvolti in rotoli coloratissimi; la sensazione di un luogo “altro”, un luogo dove il tempo non corre veloce e incompiuto, ma si fa morbido e creativo. Uno di quei posti che appena varchi la soglia hai immediatamente la sensazione nitida della vita che vi si svolge all’interno, un ambiente imbevuto dalle passioni, dai ritmi e dai codici di un mestiere antico e affascinante. A venirmi incontro la semplicità dei sorrisi e delle parole dei gestori Roberto, Moreno e Roberta. Tre cugini, che oltre al legame familiare lasciano intendere un sodalizio professionale altrettanto forte, cementato dalla passione per un’arte, laboriosa e intrigante, come quella della sartoria artigianale. Racchiuso qui dentro c’è infatti, il senso di un’artigianalità che viene trasmessa come un “gioiello di famiglia”, di generazione in generazione. Un’artigianalità che non è solo abilità tecnica e ricerca creativa, ma è soprattutto calore umano, contatto diretto con gli oggetti e il lavoro è quell’emozione raccontata nelle foto esposte tutt’intorno, frammenti di una vita cucita e misurata in centimetri e centimetri di stoffa e filo. Scatti che immortalano la densità di un tempo sospeso, la delicata concentrazione del sarto, la misurata armonia dei suoi gesti capace di estrarre dalla stoffa, il vero seme dell’eleganza, il seme della sapienza.

Come è iniziata l’avventura della sartoria?
La storia della sartoria si sovrappone ad un’altra storia quella di tre fratelli, i nostri padri, Sante, Mario e Silvio vissuti sullo sfondo degli anni ‘40. In particolar modo, a fare da apripista è Sante, il fratello sordomuto, che come spesso accadeva in quegli anni, viene inviato al Serafico per apprendere un mestiere. Sante non solo apprenderà il mestiere del sarto ma sarà proprio con quel mestiere che darà inizio ad una tradizione di famiglia destinata a durare nel tempo e arrivata intatta, fino ai giorni nostri. Sante infatti dopo aver perfezionato l’arte del fare abiti con un periodo di apprendistato presso la bottega di un sarto, coinvolse i fratelli iniziandoli alla magia creativa dell’ago e del filo.
Nasce così la vostra sartoria?
In realtà all’inizio la sartoria non era ubicata qui. La nostra attività si svolgeva in casa come accadeva per moltissime attività artigianali. Solo nel ’64, grazie alla posizione di fiducia che erano riusciti a consolidare diventando ormai agli occhi di tutti “ i sarti de San Secondo”, i nostri genitori, decisero di creare una sartoria vera e propria, al di fuori delle mura domestiche.
Un salto importante…
In realtà un cambiamento di forma, non di sostanza. L’attività della sartoria ha continuato a mantenere una conduzione di carattere familiare. Non è un caso che oggi siamo ancora tre cugini, figli di coloro che iniziarono l’attività, ad occuparci della sua gestione. E c’è poi di più, il senso di familiarità è per noi nel dna della sartoria stessa. Qui con noi ci sono persone che lavorano da anni e che ormai sono parte di un'unica famiglia allargata, unita dalla dedizione per il lavoro artigianale e dalla passione per un mestiere che è un terreno di fertile di creatività e classe, da cui deriva, solo in un secondo momento, ogni concetto moderno di moda.
Mi sembra di capire che qui la passione per il lavoro svolto è quasi un pre-requisito per entrare a far parte della “famiglia allargata” dei sarti di San Secondo. Il vostro è un mestiere affascinante e ingiustamente messo sotto scacco dalla concorrenza spietata delle grandi stores. E’ difficile essere sarti oggi?
Noi non temiamo la concorrenza della macchina di produzione in serie, non ci sentiamo parte di questo mondo pertanto non vediamo rivali, perché sappiamo di essere “diversi” e coltiviamo questa diversità, che esige il rispetto della qualità dei materiali, dei tempi di produzione e la fedeltà alle tecniche di lavorazione, come nostro valore primario.
La manualità e l’artigianalità sono gli imperativi del nostro lavoro, che è prima di tutto attraversato dal desiderio di creare capi belli e autentici. Non pensiamo al fiocco, puntiamo al contenuto, al prodotto. Questa nostra filosofia la applichiamo ad ogni tipo di lavoro, che ci viene chiesto di eseguire, persino agli “accomodamenti”.
Che cosa sono gli accomodamenti?
Dall’altra parte mi spiegano con un sorriso. “Capita che i clienti si rivolgano a noi per lavori di manutenzione e non solo di creazione ex novo. Magari hanno acquistato un abito, ma questo ha bisogno di essere riadattato, reso su misura anche se non è stato ideato sin dall’inizio per questo scopo. Si tratta di piccoli accorgimenti, che non riguardano solo il restringere o allargare le misure del capo, ma ripassare le cuciture, rafforzare le asole e molti altri piccoli ritocchi. Una galleria di minute accortezze, che scandiscono l’attività artigianale della creazione sartoriale, ed invece sono negligenze della produzione in grandi numeri contribuendo così a tracciare il divario insanabile che esiste tra questi abiti e quelli fatti su misura, in termini di foggia e vestibilità.
Un servizio interessante questo, che rimodella artigianalmente quello che è stato fatto in serie.
Si un servizio in più, che offriamo ai nostri clienti, che ci permette di far transitare la nostra esperienza sartoriale sui prodotti già confezionati, migliorandoli e personalizzandoli. Del resto “chi sa fare sa anche rifare”. Crediamo fermamente nel valore della manualità, crediamo che laddove non è stata applicata sin dall’inizio essa possa comunque rappresentare un vettore di miglioramento e valore. Da questa esperienza, che in ogni caso incarna solo una parentesi marginale del nostro lavoro, abbiamo deciso di ampliare le potenzialità del servizio prevedendo la possibilità di acquistare anche qui da in sartoria dei capi confezionati, in ogni caso scelti in base all’elevata qualità del prodotto.
Emerge così netta la differenza, che separa il prodotto confezionato da quello sartoriale. Ma secondo voi cosa cerca oggi, chi si rivolge ad una sartoria come la vostra?
Noi crediamo che il desiderio di rivolgersi ad una sartoria come la nostra nasca in primo luogo dalla volontà e dalla capacità di preferire alle suggestioni del mercato, la consapevolezza del valore. Chi si rivolge a noi cerca un prodotto unico, un prodotto che possiede l’unica originalità non riproducibile: lo stile di chi lo indossa. La creazione sartoriale è frutto di un alchimia che non ha uguali, essa nasce mescolando ingredienti che non sono in commercio: la fantasia creativa, l’abilità tecnica e il gusto estetico, e si sostanzia in un prodotto autentico, esclusivamente personale.
Il valore del prodotto sartoriale quindi è il suo essere esclusivamente personale, ma è davvero possibile garantire l’esclusività di questa personalizzazione?
Si è noi crediamo che sia possibile. Lo crediamo così fermamente da aver fatto della personalizzazione una logica capace di guidare l’intero operato della sartoria. I nostri abiti sono creati nel pieno rispetto di due regole basilari: in primo luogo l’abito è fatto esclusivamente per il cliente, il modello non porta una taglia ma porta un nome, il nome di colui che gli offrirà un anima indossandolo. Dare un nome non solo ai modelli, ma anche al tessuto interno, su cui poi è sagomato l’abito è per noi il segno distintivo della nostra filosofia. Significa assegnare al prodotto che stiamo creando un’appartenenza intima. L’appartenenza a colui che lo indosserà ed è questa la vera cifra del fascino posseduto dagli abiti fatti su misura. Non abbiamo nemmeno un “archivio” o meglio non possediamo nulla di automatizzato che possa rientrare nell’accezione moderna di archivio. Ogni cliente possiede un profilo personalizzato, ogni cliente ha una storia che noi raccontiamo per filo e per segno, anche in questo caso, artigianalmente, trattenendo una memoria del suo passaggio in sartoria, raccogliendo indicazioni precise sulle sue misure, sugli abiti che ha realizzato, sui tessuti che ha scelto. Tutto questo per possedere uno strumento, che ci aiuti a consigliarlo, che ci consenta di perfezionare il nostro lavoro, avvicinando sempre di più l’abito sartoriale al sentire e alla personalità di chi lo indossa.
Trovo molto bella questa idea dell’archivio personalizzato, una scelta singolare, che immagino richieda tempo e attenzione.
Una scelta in linea con il nostro modo di concepire il lavoro. Indubbiamente serve tempo, ma il tempo è una variabile fondamentale in sartoria, è il sinonimo di un’attenzione, che guarda al dettaglio, al particolare, a quei punti che sono talmente piccoli da sembrare invisibili, ma che ci sono e fanno la differenza. Le persone da noi non sono numeri, le loro scelte i loro desideri, proiettati su un abito, per un’occasione speciale o per la vita quotidiana, sono l’espressione di quell’essere che va compreso a fondo, per poter poi realizzare il vero abito su misura. Una creazione che traduce, nel taglio, nella ricerca, nella foggia e nello stile l’anima di chi lo indosserà. Una scelta in linea con il nostro modo di concepire il lavoro. Indubbiamente serve tempo, ma il tempo è una variabile fondamentale in sartoria, è il sinonimo di un’attenzione, che guarda al dettaglio, al particolare, a quei punti che sono talmente piccoli da sembrare invisibili, ma che ci sono e fanno la differenza. Le persone da noi non sono numeri, le loro scelte i loro desideri, proiettati su un abito, per un’occasione speciale o per la vita quotidiana, sono l’espressione di quell’essere che va compreso a fondo, per poter poi realizzare il vero abito su misura. Una creazione che traduce, nel taglio, nella ricerca, nella foggia e nello stile l’anima di chi lo indosserà.
Quindi la prima regola del vostro lavoro è la personalizzazione del prodotto dalle origini fino ad arrivare al risultato finale, ma la seconda regola quale è?
L’altra regola è garantire, in ogni fase della produzione, la completa artigianalità del tutto. La manualità, la dedizione e ancora il tempo sono i soli ingredienti ammessi alla preparazione dell’abito.
Ma come nasce un prodotto sartoriale. Quali sono questi passaggi che scandiscono la transizione dall’idea al prodotto? Come avviene tutto questo?
Cominciamo dall’inizio. Di solito accade che il cliente venga qui con un idea, un’ipotesi approssimativa di quello che desidera realizzare. Si ascolta, ci si confronta con lui, lo si consiglia guardando al suo profilo se è un cliente abituale, oppure basandoci sulla nostra esperienza. L’idea fatta di parole diventa poi un disegno, un bozzetto.
Quindi c’è qualcuno che disegna? Che fa la parte dello stilista.
Interviene Moreno “Si è lei, Roberta è bravissima, li tiene tutti nelle mani”. Roberta sorride e poi prosegue “ Realizzo bozzetti di vario genere, dagli abiti per cerimonie ai completi eleganti da indossare al lavoro, fino alle giacche. E’ il lavoro versatile per eccellenza, si tratta di plasmare un’idea, tenendo conto dell’occasione a cui è destinata, del gusto personale del cliente, delle competenze professionali maturate. E’ anche un lavoro molto emozionante che permette di imprimere una forma ai sogni della gente, come del resto avviene per gli abiti da sposa, progetti molto impegnativi, ma estremamente affascinanti, dove il rapporto con la cliente, la comprensione dei suoi desideri, è una tessera fondamentale per il destino dell’abito stesso”.
E poi dopo il bozzetto?
Questa volta è Roberto ad introdurre il discorso. “Una volta realizzato un disegno, che incontra l’approvazione del cliente si procede alla scelta del tessuto. A volte il cliente arriva già con una stoffa prescelta, altre invece ha necessità di essere guidato anche in questo senso. Cerchiamo di consigliarlo sulla base di quella che ci sembra la materia più adatta al suo desiderio di abito, guardando alla foggia, al colore, alle peculiarità del tessuto. A questo punto scelta la stoffa si prendono le misure e da lì si comincia a sviluppare in forma pratica il modello. La stoffa viene sagomata con il gesso e tagliata. Si iniziano ad assemblare i pezzi, è il primo tentativo di costruzione dell’abito. Si prendono le misure e si aggiusta il capo, sulla materia prima, il suo modello reale. Si procede per piccoli passi, come ogni opera d’arte che si rispetti, di volta in volta si perfeziona, si aggiusta, fino ad arrivare ad un modello pressoché definitivo. Allora il filo tenero utilizzato per le imbastiture è sostituito da un filo duro e il vestito può essere cucito in formula definitiva. Questa è una traccia sommaria del rituale che presiede alla creazione di un abito sartoriale, un rituale lungo e complesso, costellato di accortezze e dettagli. Un lavoro che richiede maestria e leggerezza al tempo stesso, oltre a qualche piccolo segreto del mestiere, frutto di un’artigianalità che ci è stata trasmessa di generazione in generazione. Ma per capire appieno questo concetto dovreste visitare il nostro laboratorio, il cuore pulsante della sartoria.”

Mi piace l’idea di visitare il laboratorio, la stanza dei bottoni, dove l’abito passa dall’idea alla ritualità di gesti, per diventare “reale”. Mi lascio guidare alla scoperta di questo mondo segreto e indaffarato. Il laboratorio è una struttura attigua alla sartoria, solo una manciata di passi separa la fucina creativa, dal luogo dove gli abiti verranno poi presentati di volta in volta al cliente. L’ambiente contiene tutti i tratti del fermento creativo: l’aria concentrata delle persone assorte al lavoro, i tavoli, aghi e fili, macchine da cucire a pedali. Sento di essere in un luogo ancora una volta diverso, pervaso da una particolare magia, la magia di qualcosa che si trasforma in qualcos’altro.

Le persone sorridono, mi vengono presentate da una ad una, specificando la loro specialità. C’è un signore assorto nella danza del filo che trattiene fra le mani e che attraversa la stoffa di quella che sembra essere una giacca. Moreno lo presenta “È con noi da quando aveva 13 anni, è una pietra miliare della nostra sartoria, uno di famiglia, quando eravamo piccoli e questo posto era dei nostri genitori lui era già qui”. Dietro di lui un ragazzo di lui, sempre Moreno dice: “sono 10 anni che lavora con noi, è quasi pronto a fare il sarto!”. Mi rendo conto che ci sono qua dentro aspetti immateriali, che sono parte integrante del lavoro svolto e cardini del suo valore unico e irripetibile. Sono aspetti difficili da afferrare e da restituire a parole, molto più simili alle emozioni che ai concetti, essi hanno a che fare con un tempo rarefatto; con uno spiccato senso di familiarità, di contatto, e una passione creativa che rende ciascuna di queste persone artista del quotidiano. Roberta mi spiega “che non ci sono suddivisioni di compiti, c’è un rispetto dei singoli talenti per cui si tende a far lavorare ciascuno permettendogli di sviluppare le abilità più rilevanti, ma al di là di questo ognuno è perfettamente in grado di seguire l’intero ciclo di vita del prodotto.” Mi fanno vedere degli abiti in “corso d’opera” mi invitano a toccare l’asola dei bottoni di una giacca, ripassata e ricamata interamente a mano, e poi mi fanno vedere come è cucita la tela di una giacca. Una miriade di punti piccolissimi. “Adesso gli abiti non sono più cuciti, spesso le tele sono semplicemente incollate”. Passo la mano su questo tessuto costellato di minuscoli punti appena percettibili al tatto, sembra una scrittura in braille, un linguaggio cifrato che parla il lessico sconosciuto e intrigante di una passione profonda. Vedo questi abiti che adesso sono in costruzione, ma presto avranno una fisionomia definitiva, vedo tutto il lavoro, il tempo, la premura che essi hanno implicato. Finalmente afferro il valore intrinseco di un abito sartoriale, il suo essere un prodotto, che esprime la soggettività di chi lo indossa, raccontando al tempo stesso la storia della sua creazione. La mia avventura in sartoria volge al termine. Mi guardo intorno salutando con lo sguardo questo posto e la magia che vi si respira. Sento, che di tutte le parole che sono state dette, il vero significato del luogo è racchiuso nelle cose che non sono state dette. In quel silenzio che pervade l’aria e racconta di un tempo lento, un tempo poroso che assorbe tutto il sapere e le regole di un mestiere che non è lavoro, è arte. La vera arte artigiana. Esco…. con il desiderio di indossare un abito su misura.

F.lli Cucciaioni s.a.s.
di Cucciaioni Silvio & C

Viale Enrico Fermi, 35
06012 Città di Castello PG

tel. (+39) 075 8578123
mail: sartoriacucciaioni@alice.it